«Il risultato non conta, la partita più grossa l’abbiamo vinta fuori dal campo». Sotto un solleone, è andata in scena, ieri pomeriggio a Gossolengo, “Una partita per la vita. 1° Memorial Pierluigi Braghi”. Ospiti d’onore sono stati i calciatori della Nazionale Italiana Calcio Trapiantati che hanno sfidato la squadra del 118 di Piacenza.
Sul campo i trapiantati hanno battuto il 118 per 6 a 5, fuori dal campo, a vincere, sono stati la vita e la cultura del dono. «Sono stato trapiantato di midollo nel 2000, fortunatamente mio fratello era compatibile al 100%, mi è andata benissimo, dopo il trapianto il percorso è stato lungo, ma con la volontà si riesce a sconfiggere qualsiasi difficoltà – ha detto il giocatore della Nazionale Alessandro Biddoccu, 43 anni sassarese – noi siamo qui anche per ricordare il nostro presidente Paolo Ciarfella, scomparso pochi giorni fa.
Siamo certi avrebbe voluto fossimo esattamente su questo campo per portare avanti l’opera di sensibilizzazione verso la cultura del dono». Ciarfella e i volontari Nicola Fiorillo, Angela Letizia Cappello e Sandro Belloni sono stati ricordati con un minuto di silenzio prima dell’inizio della partita per la vita. «Sono stato trapiantato di cuore nel 2010, già a 30 anni avevo avuto dei problemi a causa di un virus, mi era stato impiantato il pacemaker, ma la malattia avanzava senza sosta, non riuscivo a fare nemmeno un metro a piedi, poi è arrivato il trapianto – ha detto Alessandro Muoio ex calciatore professionista e oggi calciatore della Nazionale – adesso vivo con tante pasticche, ma l’importante è essere vivi, sono tornato in campo e con la Nazionale ho trovato una seconda famiglia».
A Gossolengo la Nazionale ha portato tante storie di rinascita e di vita, come quella di Silvio Maccaccaro: «In quindici giorni mi sono ammalato e il mio fegato ha smesso di funzionare, i medici mi avevano detto che non c’era , poliziotto della stradale che ha donato le cornee: «Sono orgogliosa del gesto che ha compiuto mio marito, la sua è stata una morte improvvisa, ma sapevo che donare gli organi più niente da fare, l’unica speranza era il trapianto. Oggi sono vivo e ho avuto una figlia, sono qui a celebrare la vita e a dire che è giusto parlare e informarsi sulla donazione degli organi e del sangue».
Il Memorial organizzato da Aido assieme ad Admo, Avis, Ausl, Comune di Gossolengo e Pro Loco di Gossolengo, con l’aiuto fondamentale di tanti sponsor, ha voluto ricordare la figura di Pierluigi Braghi, poliziotto della stradale che ha donato le cornee: «Sono orgogliosa del gesto che ha compiuto mio marito, la sua è stata una morte improvvisa, ma sapevo che donare gli organi era la sua volontà ed ho subito acconsentito – ha detto la vedova Mariangela Cason – mio marito era medaglia d’oro dell’Avis, donare è sempre stato nel suo essere». «La sua professione era già una missione, lui era una persona che non amava i palcoscenici, ma era conosciuto e ben voluto proprio per la sua generosità – ha aggiunto il genero, Carlo Civetti ricordo una volta in cui mi prese da parte e mi disse che avrebbe voluto donare gli organi se gli fosse successo qualcosa.
Il suo gesto ha dato un grosso esempio a tutta la famiglia, siamo tutti donatori».
Il calcio d’inizio della partita è stato dato dal direttore dell’Ausl Luca Baldino: «Donare il sangue, gli organi e il midollo è l’unica cosa che il denaro non può comprare, oggi è una giornata importante perché possiamo vedere con i nostri occhi che dopo il trapianto, la vita continua».